Perché anche in vacanza non riesci a recuperare?

«Sono appena tornata dalle vacanze e mi sento ancora più stanca di prima.»

Questa è probabilmente una delle frasi che ascolto più spesso durante l'estate. Molte persone partono convinte che bastino una o due settimane di ferie per ritrovare energia, serenità e motivazione. Quando questo non accade iniziano a pensare di avere qualcosa che non va. Si rimproverano di non essere capaci di rilassarsi, si chiedono perché gli altri sembrino tornare dalle vacanze rigenerati mentre loro si sentono ancora svuotati e, molto spesso, concludono di essere semplicemente troppo stressati o troppo deboli.

In realtà le cose sono molto più complesse. Il nostro organismo non recupera automaticamente perché abbiamo smesso di lavorare o perché ci troviamo in un luogo piacevole. Il recupero è un processo fisiologico che coinvolge il sistema nervoso e dipende soprattutto dal fatto che il nostro cervello percepisca finalmente di potersi rilassare. Se questo non accade, possiamo trascorrere giornate in spiaggia, passeggiare in montagna o visitare città meravigliose continuando comunque a consumare energia.

Questo è uno degli aspetti che spesso sorprende di più le persone che incontro nel mio lavoro. Siamo cresciuti con l'idea che il riposo coincida con il non fare nulla o con l'interruzione degli impegni lavorativi, ma il nostro cervello non funziona in questo modo. Se per mesi abbiamo vissuto in uno stato di continua attivazione, cercando di controllare tutto, anticipando i problemi, adattandoci alle richieste degli altri e mantenendo un livello costante di vigilanza, il sistema nervoso non cambia modalità dall'oggi al domani soltanto perché è arrivato agosto.

Anzi, non è raro osservare l'effetto opposto. Quando finalmente ci fermiamo iniziamo ad accorgerci di tutta la stanchezza che avevamo accumulato nei mesi precedenti. È un po' come quando una persona continua a lavorare senza sentire davvero la febbre e si ammala appena iniziano le ferie. Non significa che la vacanza abbia creato il problema, ma semplicemente che il corpo, smettendo di correre, riesce finalmente a mostrare quanto fosse già affaticato.

Nelle Persone Altamente Sensibili questo fenomeno può essere ancora più evidente. La ricerca sulla Sensory Processing Sensitivity ci mostra infatti come queste persone elaborino gli stimoli in modo più profondo e dettagliato. Questo significa che durante una vacanza non registrano soltanto i paesaggi o i momenti piacevoli, ma anche il rumore degli ambienti affollati, i continui cambiamenti di programma, la convivenza con altre persone per molte ore consecutive, le emozioni di chi hanno accanto e tutte quelle piccole informazioni che il cervello continua a processare senza sosta.

Molte Persone Altamente Sensibili arrivano così alla fine delle ferie con la sensazione di aver vissuto esperienze bellissime ma estremamente intense. Hanno visitato luoghi meravigliosi, trascorso tempo con la famiglia o con gli amici, riempito le giornate di attività piacevoli, ma il loro sistema nervoso non ha avuto quasi mai la possibilità di rallentare davvero. Questo spiega perché alcune persone possano sentirsi più stanche dopo una vacanza ricca di esperienze rispetto a un semplice fine settimana trascorso in casa nel silenzio.

Esiste poi un altro aspetto di cui si parla ancora troppo poco. Tendiamo ad associare il consumo di energia esclusivamente agli eventi negativi, ma il nostro cervello utilizza molte risorse anche per elaborare esperienze positive. Cambiare ambiente, organizzare spostamenti, prendere decisioni continue, adattarsi a ritmi diversi, dormire in un letto nuovo o condividere spazi con altre persone richiede comunque un lavoro di adattamento. Se il sistema nervoso è già sovraccarico, anche il divertimento può diventare impegnativo.

Per questo motivo recuperare non significa necessariamente fare di più o vivere esperienze sempre nuove. Molto spesso significa concedersi momenti nei quali il cervello non deve continuamente elaborare informazioni. Per alcune persone questo accade durante una passeggiata nella natura, per altre leggendo un libro, per altre ancora restando qualche ora completamente sole senza dover parlare, organizzare, rispondere ai messaggi o prendere decisioni. Sono situazioni che dall'esterno possono sembrare poco interessanti, ma rappresentano occasioni preziose perché il sistema nervoso possa finalmente abbassare il proprio livello di attivazione.

Quando una persona mi racconta che ogni anno torna dalle vacanze più stanca di quando è partita, raramente penso che il problema siano le vacanze. Più spesso mi chiedo da quanto tempo quel sistema nervoso stia vivendo in uno stato di allerta costante. Se questa condizione va avanti da mesi o addirittura da anni, è poco realistico aspettarsi che pochi giorni di ferie riescano a compensare tutto il carico accumulato.

Il vero recupero non si costruisce soltanto ad agosto. Si costruisce durante tutto l'anno imparando ad ascoltare i segnali del corpo prima che diventino sintomi, riconoscendo ciò che consuma energia anche quando non sembra particolarmente faticoso e creando uno stile di vita che permetta al sistema nervoso di alternare momenti di attivazione e momenti di autentica regolazione.

Se ti sei riconosciuto in queste righe, forse non sei semplicemente una persona che si stanca facilmente. Forse il tuo cervello funziona in modo diverso da quanto hai sempre immaginato e ha bisogno di modalità di recupero differenti. Comprendere questo non significa cercare una giustificazione alle proprie difficoltà, ma iniziare finalmente a guardarle con uno sguardo più scientifico e meno giudicante. È spesso proprio da questa nuova consapevolezza che inizia un cambiamento profondo e duraturo, molto più efficace di qualsiasi vacanza.

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Le Persone Altamente Sensibili e il legame tra stress e sintomi fisici